Adoro le feste, soprattutto quelle tradizionali. Mi attraggono soprattutto perchè creano calde occasioni di convivialità. In effetti, più di tutto, amo capirne l'origine, scoprirne il significato, esplorare le espressioni dei riti del cristianesimo che si sono stratificate su quelle del paganesimo. Adoro guardare immagini del passato di queste feste, soprattutto quelle della mia tradizione abruzzese, un passato in cui tutto era più intimo e sentito.

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E' la festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e questi celletti (uccelleti, detti anche celli pieni) sono i dolcetti tradizionali di questa festa molto sentita in Abruzzo.  Ancora oggi i giorni prima della festa è facile incontrare cori che sotto le case intonano canti (li “Sandandonje”) che rievocano la vita leggendaria del santo e le sue battaglie contro il demonio.

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Pecora alla "callara": la ricetta

Una ricetta nata dalle esigenze dei pastori che avevano l'esigenza di non sprecare la carne degli ovini malati o anziani, così la cucinavano per ore, usando vino, erbe e spezie per coprire il cattivo odore, dopo aver fatto marinare per almeno una notte per .coprire il cattivo odore, dopo aver fatto marinare per almeno una notte

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Intorno al 1970, dal maestro Vittorio Rotili e dalla consorte,la grandissima cuoca Anna Pediconi, il figlio secondogenito Goffredo Rotili raccolse l’eredità della propagazione di una grande ricetta per cucinare la pecora alla callara. Il cuoco novello formò, con Lorenzo Bellisari e, successivamente, con Elio Di Giovanni e con Mimmo Diletti ed altri amici un sodalizio nominato “IL BRANCO DELLA CALLARA” specializzato nell’improvvisare la cucina di piazza con la preparazione di piatti storici per grandi numerosi ospiti. Le ricette tradizionali del Gruppo della Callara, più conosciute ed apprezzate, sono come brevetti esclusivi del Branco e sono diffidati tutti coloro che cercheranno le imitazioni:

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uno dei dolci più tipici nella versione più classica

“l cillarichijene” ossia “celli ripieni” sono dei dolci tipici abruzzesi  che non mancavano mai nei vassoi di biscotti che gli sposi usavano regalare agli invitati del matrimonio o ai conoscenti e amici più stretti. Spesso era il biscotto che veniva gustato per ultimo perché gli occhi poggiavano lo sguardo prima su altri biscotti più appariscenti come le banane e i bocconotti. Ma una volta gustato il cello ripieno si pensava: “però’?! Peccato che non ce n’è un altro. E’ davvero speciale”.

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