Da anni, e particolarmente dopo la canonizzazione di San Giovanni Paolo II, il 27 aprile 2014 da Papa Francesco, singoli pellegrini e gruppi organizzati fanno sempre più di San Pietro della Jenca una delle tappe “wojtyliane”.
Il 20 giugno di 25 anni fa Giovanni Paolo II tornava sul Gran Sasso d’Italia, la montagna che più amava, forse perché gli ricordava i Monti Tatra, in Polonia, e gli anni della sua giovinezza. Sulle balze delle cime più alte dell’Appennino Papa Wojtyla era stato, più o meno in segreto, oltre un centinaio di volte, a camminare in solitudine o a sciare, guardato discretamente a distanza da qualche collaboratore vaticano, da due o tre dirigenti del Centro Turistico Gran Sasso d’Italia, da alcuni funzionari della Polizia di Stato.

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Una storia della Sagra attraverso i libretti di Ottaviano Giannangeli

Col nome di Maggiolata comincia il primo ciclo della Festa delle Ciliegie, che diremmo, per i primi quattro anni, non troppo autonomo per organizzazione, in quanto le edizioni si svolgevano, dal 1946 al ‘49, il 17 (dalla prima alla terza) o il 18 maggio (per la quarta edizione del ‘49) nell’ambito della vigilia o della festa di S.Venanzio, e quindi il Comitato era lo stesso che organizzava la festa del Patrono. La quinta edizione fu spostata ai primi di giugno (per la precisione a Domenica 4, ma per errore sulla copertina fu scritto 5).

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Non è la prima volta nella storia della corsa rosa che il Giro d’Italia giunge nella città di Sulmona sia per l’inizio sia per la conclusione di una tappa, oppure per il semplice transito in città. Molta come sempre è l’emozione, i ricordi, l’entusiasmo, per una corsa che compie quest’anno centouno anni di vita; poco più di un secolo fatto di corse esaltanti, scalate memorabili, volate indimenticabili, momenti emozionanti consegnati nell’Olimpo della storia di questa straordinaria disciplina sportiva che è il ciclismo, corsa a tappe italiana quella del Giro d’Italia la quale ha consegnato all’immortalità della storia del ciclismo corridori professionisti straordinari.

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LANCIANO. Un romanzo lungo quanto un fiume. Un popolo dannato dalla storia cui rendere l’onore della memoria. Una nazione nuova che nasce dal crollo dei muri della violenza di dominio e dalla volontà comune della pace. È “Viteliù, il nome della libertà”, pubblicato da Itaca in seconda edizione e scritto da Nicola Mastronardi, direttore della Biblioteca comunale di Agnone.

 

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di Terenzio Zocchi. Demografia e società nei registri del Regno di Napoli e nell'opera dell'abate Pacichelli. LA CONTA DEI FUOCHI. Tra le carte e i conti della cancelleria del Regno di Napoli, hanno da sempre suscitato grande interesse le "tavole dei fuochi", nelle quali venivano elencati con grande cura tutte le città, i borghi e i villaggi del regno. Nella terminologia burocratica dell'epoca, fuoco era un nucleo famigliare, una famiglia che assicurava con le tasse una rendita media alla Regia Corte, come aveva stabilito una riforma voluta da re Alfonso d'Aragona a metà '400.

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