«Nelle parti più recluse ancora abitano l'orso e il lupo. Ma ciò non impedisce alle greggi di salire in estate su per i monti, in cerca di ombra e di pascoli». L’Abruzzo appariva così a Edward Lear. L’artista e scrittore inglese percorse in lungo e in largo la regione tra il 1843 e il 1844. «Viaggio attraverso l’Abruzzo pittoresco» è il titolo italiano del diario che ricavò dai suoi pellegrinaggi in quella selvatichezza che, oggi come ieri, continua ad attirare chi arriva dal nord Europa.

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Nell’angolo nordorientale del perimetro urbano di Vasto, in un’area di forma quasi triangolare tra via Roma, via Adriatica, via Sant’Antonio e piazza Silvio Spaventa, sono visibili i resti delle terme romane dell’antica Histonium, edificate nella prima età imperiale.

Una parte dell’impianto termale fu scoperta già nel 1828, come riferisce lo storico vastese Luigi Marchesani nella sua Storia di Vasto.

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Storia della diocesi della Marsica

Il territorio della diocesi coincide quasi per intero con la regione storica della Marsica, nella zona sud-occidentale della provincia dell’Aquila. Comprende più di trenta comuni e svariate frazioni. Si estende su 1.700 km² ed è suddiviso in 97 parrocchie, raggruppate in 7 zone pastorali : Avezzano, Carsoli, Celano, Magliano de’ Marsi, Pescina, Tagliacozzo e Trasacco. La città di Avezzano è sede vescovile. In essa si trova la cattedrale di San Bartolomeo.

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L'asperità delle catene montuose che circondano l’Abruzzo, ha da sempre fatto mantenere a questa terra un'arte culinaria viva ed indipendente. Per molti secoli l'economia della regione ha consentito a fatica la sopravvivenza: né l'agricoltura, poco remunerativa sull'Appennino più alto, né la pastorizia davano benessere. L’assenza delle grandi famiglie stanziali e delle relative dimore con i sontuosi banchetti, non ha fatto lasciare traccia di ricette abruzzesi nei più famosi trattati di gastronomia dei vari secoli.

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Autore:  Nicola Catenaro. Sparita la tela trovata da Montauti nel ‘72. Le ultime parole ai figli
«Non cercate quel dipinto, non vi appartiene». È il 14 marzo 1979. Il sessantenne pittore teramano:  sul letto di morte, pronuncia le sue ultime parole e avvolge nel mistero la vicenda del ritrovamento della presunta tela di Van Gogh che, sette anni prima, gli aveva regalato la ribalta mediatica. A un secolo dalla nascita di Montauti, artista noto per aver fondato il collettivo ribelle «Il Pastore bianco» e attivo per un periodo anche a Parigi, la famiglia ammette di non sapere dove sia finita l’opera.

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Da anni, e particolarmente dopo la canonizzazione di San Giovanni Paolo II, il 27 aprile 2014 da Papa Francesco, singoli pellegrini e gruppi organizzati fanno sempre più di San Pietro della Jenca una delle tappe “wojtyliane”.
Il 20 giugno di 25 anni fa Giovanni Paolo II tornava sul Gran Sasso d’Italia, la montagna che più amava, forse perché gli ricordava i Monti Tatra, in Polonia, e gli anni della sua giovinezza. Sulle balze delle cime più alte dell’Appennino Papa Wojtyla era stato, più o meno in segreto, oltre un centinaio di volte, a camminare in solitudine o a sciare, guardato discretamente a distanza da qualche collaboratore vaticano, da due o tre dirigenti del Centro Turistico Gran Sasso d’Italia, da alcuni funzionari della Polizia di Stato.

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